Schettino alla Sapienza: web, social network e (dis)-informazione strategica

Il caso è recentissimo. La notizia, presunta, è che il vituperato Capitano Schettino abbia tenuto una Lectio Magistralis sulla gestione del panico durante un corso all’Università “La Sapienza” di Roma. Il caso fa il giro della rete in pochissimi minuti. La maggiori testate nazionali, seguite dall’Ansa, riportano la notizia. Poco importa se, già poche ore dopo, il tiro viene corretto e poco alla volta vien fuori la verità.

schettino lectio magistralis sapienza

La cosa che più mi ha colpito di questa vicenda non è tanto il fatto in sé (questo articolo di Wired Italia, sviscera abbondantemente la vicenda e si sofferma su importanti riflessioni) o in che percentuale la notizia fosse sbagliata, bensì i meccanismi con i quali il caso è stato costruito dagli organi di “informazione”. Come sempre più spesso accade ci troviamo davanti ad un fenomeno completamente digitale che nasce e si alimenta sul web sfruttando delle dinamiche ben precise della rete e che ha nei social network e nei suoi utenti degli imprescindibili complici e al contempo delle inconsapevoli vittime.

La domanda che sorge spontanea è “Perché?”. Perché si è dato una notizia sbagliata (non totalmente falsa, beninteso) e volutamente fuorviante. La risposta sta tutta in una “strategia della dis-informazione” ben studiata e con fini precisi.

Quasi tutte le testate giornalistiche hanno una loro versione digitale. Le homepage accolgono numerosi spazi pubblicitari dai quali si può ricavare tanto più denaro quanti più sono i “clic”, ossia le visite portate alla pagina. Dare una notizia “bomba”, vera o falsa che sia, porta ad una crescita esponenziale delle visite e di conseguenza ad una maggiore monetizzazione. Veicolare traffico verso il proprio sito è, quindi, il fine principale di queste strategie di disinformazione. Poco importa se la notizia non è del tutto vera, ci sarà tempo per correggerla o smentirla in seguito,  nel frattempo le visite sono aumentate e le entrate monetarie pure.

 Partner indispensabile di questa strategia sono i social network, cassa di risonanza come poche altre nella nostra epoca. Gli utenti dei social, se stimolati a dovere con una notizia che fa scalpore (e in questo caso genera una profonda indignazione), sono in grado di veicolare un numero elevatissimo di visite al proprio sito, rendendo il contenuto virale in brevissimo tempo. Non si tratta neppure – o almeno non solo – di ingenuità degli utenti, perché questo nostro Paese, ahimé, ci ha abituati a non meravigliarci più di niente: il fatto che Schettino fosse invitato a tenere una Lectio Magistralis è una notizia che indigna, ma che (in Italia) può sembrare plausibile.  Il trucco sta proprio là, nel costruire una “mezza-bufala” o una “mezza verità” (dipende dai punti di vista).

Quanto detto fino ad ora, mi porta ad alcune riflessioni: in primis, che quanto più una notizia che leggiamo in rete è eclatante, scioccante, ma al contempo plausibile, tanto più dobbiamo valutarla con attenzione, riscontrandola e verificandola su più fonti.  Poiché, e qui veniamo al secondo punto, con l’avvento dei Social Network, noi tutti siamo diventati non solo fruitori di notizie, ma diffusori delle stesse. L’immediatezza dell’informazione consentita dalla rete rappresenta al tempo stesso un vantaggio, ma anche una investitura di forte responsabilità per ognuno di noi. Siamo noi stessi, con il nostro pensiero critico, a decidere se “strategie disinformative” come questa avranno ancora successo oppure no. In sintesi, chiudendo con una citazione super-eroistica: “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”.

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